Da dove inizio? Dalla fine, ovviamente: cinquantuno e spicci.
Sveglia come in un normale giorno lavorativo, colazione e in macchina direzione San Siro con l'unica preoccupazione di trovare parcheggio il più vicino possibile alla gonfiabile dell'arrivo. Un pezzo di MotoGP sull'app e alle otto sono al punto di ritrovo dove incontrare gli amici. Amici con cui, prima che scoprissero la bici, ho condiviso i lunghi di preparazione a parecchie maratone e che ora riesco a incontrare solo in occasioni come queste.
Quattro chiacchiere, foto di rito e via verso la partenza prevista per le nove.
Si parte.
L'effetto pettorale si fa sentire e il Garmin, sempre delicato come una cartella esattoriale, mi piazza davanti agli occhi un bel 4'39", per niente rassicurante. Continuare a quel ritmo, anche se in mezzo agli altri sembra facile, equivarrebbe al più classico dei suicidi podistici. Devo rallentare. Mi tocca.
Anche se, nonostante tutto, sono ancora su ritmi un po' sopra le righe.
Abbandonato il centro, da qualche anno si è tornati sul percorso delle prime edizioni. Un percorso che conosco come le mie tasche, teatro, anni fa, delle uscite di gruppo del martedì sera.
C'è il sole e la temperatura è quella perfetta per correre, rendendo il tutto ancora più bello.
Raggiunto da uno degli amichetti al terzo chilometro, decidiamo di correre assieme il resto della gara.
Lui parla.
Io rispondo a monosillabi.
Lui probabilmente pensa di stare sostenendo una conversazione.
Io sto semplicemente cercando di non morire.
Non sono ancora impiccato, ma poco ci manca, e non ho idea di quanto possa reggere questi ritmi.
Ne mancano tre e il 5'02" al cartello dei chilometri è più di un incoraggiamento.
Comincio a crederci.
Ancora meglio al cartello successivo, con il lap a indicare un secondo in meno del precedente.
Insisto e al nono ne limo altri due.
È fatta, solo mille interminabili metri.
Duri, durissimi, ma il 4'49" finale indicato dal Garmin è la ciliegina sulla torta di una fantastica domenica.
Ufficialmente è una non competitiva.
Per me, gara vera.

















